30/01/2009
Considerazioni climatico-ecologiche
La quasi totalità delle persone ritiene che il nostro mondo e, più in generale, l'intero cosmo sia un qualcosa di immutabile e di rassicurante: il clima, dai tempi delle ultime glaciazioni viene ritenuto nell'immaginario collettivo un qualcosa di costante, a parte qualche trascurabile oscillazione ed una certa tendenza ad un riscaldamento globale emersa negli ultimi decenni. Allo stesso modo, l'universo viene percepito in modo ancora più rassicurante: le stelle sono sempre al loro posto da tempi immemorabili, i pianeti girano attorno al sole con cronometrica precisione, il sole ci riscalda sempre e sembra poterlo fare per sempre. Tutto questo è illusorio: per quanto riguarda il cosmo, gli astronomi ben sanno che l'universo è un ambiente molto dinamico, che può anche essere molto violento. Le scale dei tempi e delle distanze in astronomia sono, per nostra fortuna, enormi. Si ritiene che, da milioni di anni, un meteorite di dimensioni distruttive per la Terra non colpisca il nostro pianeta; il Sole ci riscalda da miliardi di anni e lo farà ancora per miliardi di anni; stelle che possano esplodere come supernovae nelle vicinanze del nostro sistema solare sembrano costituire un evento a bassissima probabilità, sulla cui pericolosità non ci sono teorie certe. Probabilità comunque non nulla, ma complessivamente trascurabile, che ci può quindi lasciare complessivamente tranquilli, anche se, ogni tanto, c' è notizia di qualche asteroide che passa a distanze relativamente vicine al nostro pianeta.
Notizie quindi rassicuranti dall'astronomia. Per quanto riguarda il clima, invece, le considerazioni sono molto diverse per quel che concerne la scala dei tempi. Se l'ultima glaciazione risale ad "appena" 20.000 anni fa (la nostra civiltà ha appena diecimila anni), la cosiddetta "piccola era glaciale" ha fatto sentire i suoi effetti fino a poco più di 160 anni fa, essendosi evidenziata dal 1450/1500 fino a circa il 1850. Per circa tre secoli, il clima ha assunto caratteri di estrema variabilità, alternando periodi con estati anche molto calde e secche ad altri con inverni rigidissimi, con l'avanzamento dei ghiacciai alpini fino alla distruzioni di interi paesi di alta montagna ed abbandono di molte coltivazioni nelle regioni dell'Europa del nord sempre più fredde. Oscillazioni di questo tipo sono ormai documentate in modo molto preciso, anche in epoche precedenti. Se tali variazioni avvenissero anche in futuro, è inimmaginabile il loro impatto in un mondo popolato come quello attuale, mondo in cui la tecnologia è sì strumento di benessere, ma anche di intrinseca fragilità.
Purtroppo l'uomo, non molto conscio delle insidie che il clima può riservare naturalmente di per sé, si dà da fare in modo molto attivo per alterare in tutti i modi i sottili equilibri del pianeta. La combustione di idrocarburi è da tempo sotto accusa per le ricadute sull'ambiente; grandi quantità di anidride carbonica vengono riversate nell'atmosfera, aumentando l'effetto serra in modo artificioso, procurando una tendenza al riscaldamento globale (anche se c'è da osservare che in ere molto più fredde si sono riscontrate percentuali di anidride carbonica più alte di quelle attuali). L'energia prodotta viene usata per gli usi più disparati, da quelli più razionali ed utili a quelli più assurdi e dannosi. L'elenco di questi ultimi sembra allungarsi sempre più, anche per soddisfare un egoistico desiderio di divertimento sempre meno in sintonia con la natura. Ed ecco, allora, che sulle nostre Alpi, abbondano gli impianti sciistici che utilizzano la neve artificiale. Nulla da eccepire sul bellissimo sport dello sci, ma creare delle condizioni artificiali per praticarlo non è una scelta razionale e condivisibile. Per un amante della neve - intesa come meteora - come il sottoscritto ed i molti meteofili della rete, quella poltiglia gelata intrisa di inquinanti additivi chimici non può che essere considerata un'autentica aberrazione. Le popolazioni che attualmente ritengono, a ragione, questi impianti una risorsa economica per i loro territori, potrebbero ritrovarsi, con un probabile futuro innalzamento dello zero termico, impianti inservibili e deturpanti, che si potrebbero rivelare un autentico boomerang per i territori di montagna. Inoltre, l'effetto serra indotto dalla combustione di idrocarburi per produrre l'energia elettrica necessaria per gli impianti di produzione di neve artificiale aumenta l'effetto di riscaldamento atmosferico complessivo, diminuendo le probabilità di precipitazioni nevose; di qui la necessità di più numerosi impianti di neve artificiale; e quindi maggiore riscaldamento globale; e così via, in una catena senza fine. Un po' come i condizionatori nelle assolate città estive. C'è solo da augurarsi che, come è successo quest'anno, la natura provveda in proprio con abbondanti nevicate all'innevamento delle piste. Ultima sensazionale trovata: lo sci notturno, con piste illuminate a giorno, emulando le splendide notti bianche delle città, altra geniale scoperta degna del migliore spirito ecologista. Sembra proprio che l'obiettivo finale sia quello di trasformare l'intero territorio in un immenso luna-park, illuminato giorno e notte e lì condurci felici le nuove generazioni, prendendo come modello la carovana con cui Lucignolo e Pinocchio venivano condotti al Paese delle Meraviglie. Naturalmente, nel caso delle notti bianche cittadine, il tutto viene contrabbandato in nome della cultura; ma è proprio la Cultura, quella con la C maiuscola, che dovrebbe suggerire iniziative di ben altro spessore, magari una "notte nera", già sperimentata in quel di Asiago, con lo spegnimento di tutte le luci. Io, sinceramente, preferisco ammirare uno scintillante cielo notturno piuttosto che aggirarmi di notte, sonnecchiante, per le sale di un museo. In quelle, ci vado volentieri di giorno.
Aggiungere sprechi energetici superflui a sprechi già presenti è come divertirsi ad imbarcare acqua sul Titanic.
Più o meno, tutti noi ci diamo da fare in questo senso, con maggiore o minore grado di consapevolezza, ma senza preoccuparci più di tanto delle future generazioni. Non contenti delle nostre congestionate città, adesso portiamo il traffico caotico anche sui pendii innevati e sulle onde del mare, con moto da neve e d'acqua. Condizionatori a 22 °C d'estate, riscaldamento a 25 °C in inverno, molto spesso anche nei pubblici uffici, con personale in maniche di camicia, con la neve fuori. Il legislatore si è dato molto da fare per istituire la figura del responsabile della sicurezza nei posti di lavoro (molto spesso - in alcune realtà lavorative di bassa pericolosità come la scuola - una figura burocratica di scarsa importanza), ma non ha pensato ad un'analoga figura che s'interessasse di razionalizzare i consumi energetici (non fosse altro per spegnere le luci ed i computers accesi in ambienti non frequentati - vedi, ad esempio, le aule scolastiche, nelle quali le luci sono accese da ottobre ad aprile anche in presenza di sole abbacinante e con scolaresche assenti). Proposta inutile: meglio disquisire sull'aggiunta di un altro comma della legge sulla privacy, legge spesso clamorosamente disattesa nel concreto, ma che ha comportato il consumo di tonnellate di carta, con discreti profitti nel settore della modulistica burocratica.
Insomma, non c'è da stare complessivamente molto allegri nell'esaminare il comportamento del bipede implume, come Einstein definiva l'uomo. C'è ancora un immenso cammino da fare prima di poter arrivare ad un accettabile impatto delle attività umane con la natura, mantenendo un apprezzabile tenore di vita. Dovremmo confidare nello sviluppo di una nuova tecnologia, in parte già alla nostra portata, che ci permetta di pervenire a questi obiettivi. Nuove fonti energetiche a basso impatto, consumi con minore produzione di scarti, governi che incentivino, ma che, soprattutto, impongano, comportamenti più ecologici da parte delle industrie e dei consumatori. In questo campo non credo sia sufficiente una corretta informazione ed educazione del consumatore, che spesso è un soggetto viziato. L'autorità deve obbligare l'industria a produzioni di minor impatto con l'ambiente, non può lasciare il mercato ai capricci dell'utente finale. I tempi sono maturi per una nuova rivoluzione copernicana per la difesa del pianeta. Forse essi sono anche troppo maturi, forse siamo quasi sul punto di non ritorno, probabilmente l'abbiamo già passato. Questa è la sfida per il futuro, per salvaguardare la Terra ed il suo clima al quale noi appassionati di meteo siamo così legati nelle sue molteplici variegate manifestazioni.
Non c'è alternativa.
Remo Facchin
19:53 Scritto da: remo.facchin | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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